I prossimi eventi in libreria

Nov
7
Mar
2017
Tunisia rivoluzionaria
Nov 7@18:30–20:00
Tunisia rivoluzionaria
Il bacino maledetto. Disuguaglianza, marginalità e potere nella Tunisia rivoluzionaria
ne parliamo con
Stefano Pontiggia, antropologo e autore
Valeria Verdolini, sociologa

Questo libro si occupa di analizzare una delle questioni considerate chiave nel processo che ha portato all’allontanamento del dittatore Ben Ali e che è sempre presente nel dibattito pubblico: l’idea secondo cui alcune parti del Paese si siano rivoltate perché marginalizzate, escluse dalla ricchezza e dallo sviluppo. Tra il 2014 e il 2015 l’autore ha vissuto alle porte del deserto allo scopo di rispondere ad alcune domande: che cosa significa essere marginalizzati in Tunisia? Come questa dinamica si riproduce giorno per giorno? E in che modo ha influenzato la storia recente non solo del Paese, ma di un’intera regione? Ciò che ne emerge è un ritratto approfondito del modo in cui la presenza dello Stato, le relazioni di potere a livello locale, la struttura sociale e la gestione del territorio concorrono a perpetuare disuguaglianza, disoccupazione e assenza di prospettive. Per comprendere la marginalità occorre ribaltare la prospettiva e non pensarla più come a un processo di esclusione sociale

Stefano Pontiggia è dottore di ricerca in Studi Umanistici e sociali presso l’Università di Ferrara (Scuola di Dottorato in Scienze Umane). Ha compiuto ricerche etnografiche in Italia e Tunisia. I suoi temi di interesse sono: processi di formazione dello Stato, disuguaglianza e relazioni di potere, violenza strutturale con un focus specifico sul Nord Africa.

Gen
10
Mer
2018
FARE STORIA GLOBALE OGGI
Gen 10@18:30–20:00
FARE STORIA GLOBALE OGGI
PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ZAPRUDER WORLD,
AN INTERNATIONAL JOURNAL FOR THE HISTORY OF  SOCIAL CONFLICT
Un discussione su cosa significa affrontare la storia in una prospettiva globale.
Durante  l’incontro verranno presentati due volumi della rivista Zapruder World sui temi della storia  del Femminismo e del Welfare State affrontati secondo prospettive non eurocentriche
 
Ne discutono:
Lidia Martin (redazione Zapruder), 
Elena Petricola (curatrice del numero 2 di Zapruder World “Transformations without Revolutions? How Feminist and Lgbtqi Movements Changed the World)
Stefano Agnoletto (curatore del numero 3 di Zapruder World “The Origins of the Welfare State: Global and Comparative Approaches”)
 
Organizzano: Libreria Les Mots, associazione Storie in Movimento e Zapruder World
Apr
17
Mar
2018
Angela Davis
Apr 17@18:30–20:00
Angela Davis

Marie Moïse presenta

Donne, razza e classe di Angela Davis

introduce e conduce

l’avvocato Davide Steccanella, autore de Le indomabili

Uscito per la prima volta negli Usa nel 1981, è considerato uno dei testi pioneristici del femminismo odierno. È con questo fondamentale lavoro infatti che Angela Davis ha aperto un nuovo metodo di ricerca che appare più attuale che mai: l’approccio che interconnette i rapporti di genere, razza e classe.
Il libro sviluppa un saggio scritto in carcere nel 1971, uno studio storico sulla condizione delle afroamericane durante lo schiavismo volto a riscoprire la storia dimenticata delle ribellioni delle donne nere contro la schiavitù. Racconta episodi tragici della storia degli Stati Uniti, frutto di miti ancora in voga come quello dello “stupratore nero” e della superiorità della “razza bianca”, ma anche eccezionali e coraggiosi momenti di resistenza. Raccontando le storie di alcune delle figure chiave della lotta per i diritti delle donne, delle nere e dei neri, e della working class statunitense, ricostruisce i rapporti tra il movimento suffragista e quello abolizionista, gli episodi di sorellanza tra bianche e nere ma anche le contraddizioni tra un movimento prevalentemente bianco e di classe media e le lotte e i bisogni delle donne nere e delle lavoratrici. Tensioni e contraddizioni che si ripresentano di nuovo tra il movimento femminista degli anni Sessanta e Settanta e le afroamericane.
La lezione principale di Angela Davis è quella di abbandonare l’idea di un soggetto “donna” omogeneo, nella convinzione che qualsiasi tentativo di liberazione, per essere realmente universalista, deve considerare la storia e la stratificazione delle esperienze e dei bisogni dei diversi soggetti in gioco.
Un testo che offre prospettive cruciali per il rinnovamento profondo di teorie, linguaggi e obiettivi del movimento femminista, in una fase storica come quella odierna segnata da una presenza crescente di donne migranti in Italia e in Europa, e un sempre più allarmante ritorno del razzismo.

Angela Yvonne Davis (1944), leggendaria attivista della lotta degli afroamericani contro il razzismo fin dagli anni Sessanta, è stata iscritta fino al 1991 al partito comunista e poi fondatrice di Critical Resistance, movimento per l’abolizione del sistema carcerario. Nel 1970 fu accusata di complicità nell’omicidio di un giudice e scontò un periodo in carcere che, grazie all’appassionata difesa che condusse personalmente nel corso del processo, suscitò una grande campagna di solidarietà in tutto il mondo. Assolta nel 1972, ha continuato le sue battaglie per l’emancipazione dei neri e delle donne ed è stata docente nel dipartimento di History of Consciousness dell’università di Santa Cruz in California, dove ha diretto anche il Women Institute. Autrice di numerosi saggi e articoli, in italiano si trovano il suo Autobiografia di una rivoluzionaria (minimum Fax, 2007) e Aboliamo le prigioni? (minimum fax, 2009).

Marie Moïse ne ha curato la traduzione con Alberto Prunetti

Lug
4
Mer
2018
Smagliature digitali
Lug 4@18:30–20:00
Smagliature digitali
un@ cyborg transfemminista queer che guarda attraverso un caleidoscopio.

a cura del collettivo Ambrosia

una presentazione che sia anche un’occasione per discutere di tecnologie, femminismi, corpi e confini.
Per condividere strumenti, critiche e dubbi.

saranno presenti le curatrici: CossuttaGrecoMainardiVoli

e alcune delle autrici dei contributi

Come muta la relazione che lega corpi e tecnologie? Come si modificano gli spazi che attraversa? Come leggere da una prospettiva intersezionale e di genere le trasformazioni in atto?
Il libro affronta queste domande a partire da tre ambiti distinti ma costantemente intrecciati: Spazio inteso come ambito di riflessione intorno al quale sviluppare ragionamenti in tema di autodeterminazione, mobilità, attivismo; Bios per affrontare il rapporto tra tecnologie e vita attraverso le forme della sua ri/produzione; Media per guardare criticamente i processi di soggettivazione innescati in particolar modo dalle tecnologie digitali. Per scriverlo abbiamo pensato al corpo come a una somateca, un archivio di finzioni politiche vive che in nessun modo possono costituire un unico corpus. Le tecnologie occupano oggi uno spazio molto ampio di questo archivio, per gli ineluttabili (poiché voluti, ma anche subiti) legami che i nostri corpi hanno intessuto con esse.
Nelle riflessioni sulla relazione tra corpi e tecnologie si pone spesso l’accento sui processi di disincarnazione, di smaterializzazione, da un lato con i toni dell’entusiasmo, dall’altro con quelli della catastrofe. Questo libro è incarnato, si sottrae al binarismo, si insinua negli spazi in beetween, là dove i margini non sono confini. Gli interventi che proponiamo si muovono tra accademia, esperienza e attivismo, provano a elaborare nuove teorie e pratiche di critica radicale al tecnocapitalismo, discutono tra loro concordando o scontrandosi, uniti da un filo conduttore: smascherare i dispositivi di potere e i loro complicati intrecci.

Set
29
Sab
2018
Public history
Set 29@17:00–18:30

ATTENZIONE:

LA PRESENTAZIONE E’ SPOSTATA A DATA DA DESTINARSI

 

La public history, la divulgazione della storia e il rapporto con l’uso della storia nei movimenti

 Lorenzo Pezzica, Centro Studi Libertari 
 Antonio Lenzi, Storie in movimento/Zapruder
 Giulia Cuter, podcaster creatrice di Senza Rossetto podcast femminista.

 

Ott
6
Sab
2018
Public history
Ott 6@17:00–18:30
 La public history, la musica e la divulgazione
Emilano Longo, storico e autore di libri su cantanti come Rettore, Concato e Vecchioni
Matteo Liuzzi, autore del programma radio Radiografia Nera
Nov
10
Sab
2018
Israele, mito e realtà
Nov 10@17:30–19:30
Israele, mito e realtà

Israele, mito e realtà. Il movimento sionista e la Nakba palestinese settant’anni dopo

edizioni Alegre

ne parliamo con Michele Giorgio e Chiara Cruciati

Organizzano: Salaam Ragazzi dell’olivo-Comitato di Milano Libreria Les Mots

Sono trascorsi settant’anni da un evento che ha trasformato il Medio oriente e il mondo intero, la fondazione dello Stato di Israele e la Nakba, la catastrofe del popolo palestinese.
Questo libro ripercorre la storia e l’attualità dell’idea di Israele, ricostruendo la genesi del movimento sionista e le sue conseguenze sulla popolazione palestinese attraverso analisi, ricerche, ricorso a fonti israeliane, palestinesi e internazionali, e con il racconto diretto di studiosi, esperti e protagonisti.
Gli autori mettono a fuoco alcuni concetti ideologici fondanti lo Stato ebraico e le politiche concrete che ne sono conseguite in questi decenni. Un puzzle composto di frammenti diversi, ognuno dei quali fornisce un angolo di visuale sul progetto sionista e la sua attuale realizzazione: l’uso della terra e del lavoro, dei concetti di cittadinanza e nazionalità, la proprietà e la sua confisca, il concetto di ritorno, lo Stato unico, il sionismo e il neosionismo. E anche la dimensione planetaria, culturale e politica della questione israelo-palestinese che influenza non pochi governi e mobilita tante società civili.
In questi settant’anni si è passati da un sionismo “socialista”, fondato sul mito della conquista della terra e del lavoro, a un nazionalismo religioso, con inevitabile spostamento a destra della società israeliana. Oggi prevale la narrazione sionista della storia della Palestina, che rimuove costantemente che nella terra promessa del racconto biblico dove i sionisti intendevano fondare uno Stato c’era un altro popolo, che sentiva quella terra come propria per il semplice fatto che ci viveva da secoli e secoli. Ed è questa l’origine della contraddizione irrisolta tra il mito di un focolare ebraico dove far tornare un popolo a lungo perseguitato, e la realtà di un progetto coloniale di insediamento.

Poche volte nella storia del XX e del XXI secolo due nomi hanno suscitato tante passioni, adesioni, critiche, difese aprioristiche come Israele e Palestina. Accanto a chi vede nell’impresa sionista, cominciata non settanta ma più di cento anni fa, l’appassionante e suggestivo compimento dell’idea di una patria in Palestina – la biblica Eretz Israel – per il popolo ebraico dopo secoli di persecuzioni in Europa e l’Olocausto, c’è chi ascolta e riporta la voce dei palestinesi che pagarono, e pagano ancora oggi, la realizzazione di quel progetto con milioni di profughi, l’occupazione militare, la privazione della libertà come popolo.

Michele Giorgio, giornalista, da anni vive in Medio oriente da dove è del quotidiano il manifesto. Per Alegre ha pubblicato nel 2012 Nel baratro. I Palestinesi, l’occupazione israeliana, il Muro, il sequestro Arrigoni e nel 2017 insieme a Chiara Cruciati Cinquant’anni dopo.

Chiara Cruciati, giornalista, scrive di Medio oriente sulle pagine del quotidiano il manifesto ed è caporedattrice dell’agenzia di informazione Nena news (Near East News Agency). È autrice con Michele Giorgio di Cinquant’anni dopo (Alegre, 2017).

 

 

Nov
29
Gio
2018
Public history
Nov 29@17:00–18:30

ATTENZIONE:

LA PRESENTAZIONE E’ SPOSTATA A DATA DA DESTINARSI

 

La public history, la divulgazione della storia e il rapporto con l’uso della storia nei movimenti

 Lorenzo Pezzica, Centro Studi Libertari 
 Antonio Lenzi, Storie in movimento/Zapruder
 Giulia Cuter, podcaster creatrice di Senza Rossetto podcast femminista.