I prossimi eventi in libreria

Mag
18
Gio
2017
Not for Sale
Mag 18@18:30–20:00
Not for Sale

Nakba 2017

Cento anni di imperialismo:

da Balfour e l’accordo Sykes Picot ad oggi, 69 annidi occupazione in Palestina. Bilancio di 6 anni di guerra in Siria.

Ne parliamo con il giornalista Bahar KimYongur

 

The Global campaign to return in to Palestine

Organizza: Fronte Palestina, dalla Solidarietà alla lotta internazionalista

 

 

 

Ott
12
Gio
2017
Ott 12@18:30–20:00

Giampaolo Cadalanu, curatore-inviato di La Repubblica

Rolla Scolari, collaboratrice de La Stampa

Emanuele Patti, Milano il mondo-Festival delle Culture

Un libro come I diari di Raqqa, più che utile, è fondamentale: perché lo sguardo di Samer, con la sua radicale umiltà, riporta l’attenzione sulla vita norma-le, sulla elementare richiesta di sopravvivenza senza tormenti, in una misura equilibrata di fede e di realtà.

Dall’introduzione di Giampaolo Cadalanu

Raqqa, Siria, capitale dello Stato Islamico. La vendita dei televisori è proibita, proibita ogni forma di libertà di immagine e di parola. Per chi parla coi giornalisti la pena è la decapitazione. Dal 2013 Samer, ventenne nato e cresciuto a Raqqa, resiste nell’unico modo possibile: scrivendo. Per raccontare e per non dimenticare. In una città dove scrivere è punito con la morte. Questo è il suo diario, arrivato criptato in In-ghilterra e diventato prima un libro edito da Penguin, e poi una web serie della BBC. I diari di Raqqa è la testimonianza di chi, giorno dopo giorno, ha voluto raccontare tutto lo squallore del fanatismo. L’edizione italiana, come quella inglese, è corredata dalle illustrazioni di Scott Coello

Samer (è uno pseudonimo) ha 24 anni. Fuggito da Raqqa, oggi vive in un cam-po profughi nel nord della Siria.

Giampaolo Cadalanu (Nuoro, 1958) è corrispondente dall’Iraq e dagli esteri per Repub-blica. Dopo avere vissuto a lungo in Germania, oggi vive e lavora tra Roma e il mondo.

Nov
7
Mar
2017
Tunisia rivoluzionaria
Nov 7@18:30–20:00
Tunisia rivoluzionaria
Il bacino maledetto. Disuguaglianza, marginalità e potere nella Tunisia rivoluzionaria
ne parliamo con
Stefano Pontiggia, antropologo e autore
Valeria Verdolini, sociologa

Questo libro si occupa di analizzare una delle questioni considerate chiave nel processo che ha portato all’allontanamento del dittatore Ben Ali e che è sempre presente nel dibattito pubblico: l’idea secondo cui alcune parti del Paese si siano rivoltate perché marginalizzate, escluse dalla ricchezza e dallo sviluppo. Tra il 2014 e il 2015 l’autore ha vissuto alle porte del deserto allo scopo di rispondere ad alcune domande: che cosa significa essere marginalizzati in Tunisia? Come questa dinamica si riproduce giorno per giorno? E in che modo ha influenzato la storia recente non solo del Paese, ma di un’intera regione? Ciò che ne emerge è un ritratto approfondito del modo in cui la presenza dello Stato, le relazioni di potere a livello locale, la struttura sociale e la gestione del territorio concorrono a perpetuare disuguaglianza, disoccupazione e assenza di prospettive. Per comprendere la marginalità occorre ribaltare la prospettiva e non pensarla più come a un processo di esclusione sociale

Stefano Pontiggia è dottore di ricerca in Studi Umanistici e sociali presso l’Università di Ferrara (Scuola di Dottorato in Scienze Umane). Ha compiuto ricerche etnografiche in Italia e Tunisia. I suoi temi di interesse sono: processi di formazione dello Stato, disuguaglianza e relazioni di potere, violenza strutturale con un focus specifico sul Nord Africa.

Nov
23
Gio
2017
Come fiume alla tua sponda
Nov 23@18:30–20:00
Come fiume alla tua sponda
Isidora Tesic presenta Come fiume alla tua sponda

con Christian Elia, Q-Code MagazineTutto succede in una notte, notte di tutte le notti, di una piccola città, senza coordinate.S’incontrano, un uomo con un dolore, limo nero, ed una donna, con la voce difficile e tutte le ombre che sa raccontare. Non hanno quasi scelta, tanto distanti sono, ed estranei a quel primo incontro, fino all’attimo in cui, malgrado le consuetudini e le convenienze, non si lasciano conoscere.
Inizia così un cammino fragile e passionale, condotto da voce di donna, un rimettere e rimettersi al mondo, fuoriuscita dal grembo del dolore, per ricordare che le parole sono balsamo, su ferite malcurate.
Una narrazione intensa che compone un mosaico di tratti di vite d’altri, raccontate in dieci storie brevi, ognuna con la propria storia accanto, e ciascuna radicata nell’essenza d’una parola intraducibile, esistente solo se pronunciata nella lingua d’origine.
Dalle loro impronte, si innalza una libera geografia dei sentimenti, in cui dolore, mancanza, amore, solitudine, sono calce, per creare ponti tra le parole, personaggi, vite, che spesso, s’incrociano senza accorgersi.
E come ponte sopra un fiume, fanno attraversare, per giungere all’altra sponda.

Isidora Tesic (Brescia, 1996), esordisce al Festival della Letteratura di Mantova (2014) con il progetto l’Alfabeto dei Fuori Tema, selezionato al concorso Meglio di un romanzo. Con la sua raccolta inedita di liriche brevi, Canti ad ombre rare, ha collaborato con l’artista Giorgio Milani, nella sua sezione Intagli. Dal 2015 scrive per Q Code Magazine, tenendo le rubriche Parole in Esilio e Battiti per minutoCome fiume alla tua sponda (Zephyro Edizioni, 2017) è la sua prima raccolta di racconti.

Christian Elia, condirettore di Q Code. Ha raccontato più di 40 paesi per più di 20 testate, per anni con PeaceReporter ed E il mensile. Si occupa di Mediterraneo, Medio Oriente e Balcani. E’ autore di libri, teatro, documentari e radio
Dic
16
Sab
2017
Scuola di Teatro “Maschere Libere”
Dic 16@17:00–19:00
Scuola di Teatro "Maschere Libere"

Presentazione del Corso – ingresso libero

Fai un salto in libreria! buffet aperto a tutti

La scuola aderisce al Progetto Didattico Nazionale A.U.D.A.S

Per info: 3409987771 (anche WhatsApp)

Scuola di Teatro Maschere Libere

FB

incontro e rinfresco gratuiti

 

 

Mag
15
Mar
2018
CONGO, IL GRIDO DI UN POPOLO STRANGOLATO
Mag 15@18:30–20:00
CONGO, IL GRIDO  DI UN POPOLO STRANGOLATO

La situazione in Repubblica Democratica del Congo

ne parliamo con

Pierre Kabeza, sindacalista congolese

Raffaele Masto, giornalista Radio Popolare

La Repubblica Democratica del Congo è il più grande paese dell’Africa francofona. Ha immense risorse naturali e copre 2,3 milioni di km2. Il paese ospita quasi 77 milioni di persone, meno del 40% delle quali vive in aree urbane.

Il Congo si sta ancora riprendendo difficilmente da un conflitti scoppiato negli anni ’90 che è stato definito da tanti esperti il più mortale della storia africana, nonché della storia del pianeta dopo la seconda guerra mondiale. Eppure di quando sta avvenendo in Congo (RDC) poco o nulla riesce a filtrare sui media italiani.[1] Il dramma del Congo ha coinvolto tanti paesi e multinazionali provocando più di 8 milioni[2] di morti e al meno 4 milioni dei profughi interni che sono a casa loro. Un rapporto del Norwegian Refugee Council rivela che i conflitti e violenze nel 2017 hanno costretto 6,9 milioni di persone a lasciare le proprie case per divenire sfollati interni. Prendendo in considerazione questo dato, in Repubblica Democratica del Congo il numero dei profughi interni è superiore a quello di Siria e Iraq. Ecco il perché alcuni organi di stampa come Jeune Afrique, Radio France internazionale, Africanwees e anche la BBC africa[3] hanno considerato in 2017 il Congo come il primo paese del mondo con i suoi sfollati interni prima della Siria, purtroppo non solo sono abbandonati ma nessuno parla di loro.

Lo storico africano Kizerbo[4] aveva detto che Il Congo è vittima di un altro genere di spartizione dell’Africa di cui non si parla e non si dà pubblicamente un nome, ma che si attua attraverso l’invasione capitalista, soprattutto finanziaria nelle diverse aree del continente nero.

Questo dimostra chiaramente che il popolo congolese non interessa i grandi del mondo. Questi sono interessati della ricchezza naturale del Congo. Il conflitto in Congo viene sostenuto , appoggiato da queste grande multinazionale che hanno anche il sostegno dei loro paesi. Noi pensiamo che sia questo il motivo per il quale la sofferenza del Congo viene sempre dimenticata.

La situazione del Congo è come l’ha scritto Mughanda Muhindo è come un albero che nasconde la foresta. Infatti questa guerra si fa a tre livelli. C’è la supermente che è interessata alle risorse naturali per la sua economia e dunque il suo benessere. Per ottenere queste materie prime usano la mente che sono i paesi africani che sono vicino al Congo, vengono armati allenati dai grandi poteri . A loro volta questi paesi che fanno parte della mente usano i bracci che sono composti dai signori di guerra che sono o congolesi o stranieri che si fanno la guerra tra di loro per sfruttare i minerali a basso costo e venderli a basso costo per l’industria occidentale e cinese.

I congolesi sono dunque le vittime del benessere del mondo detto sviluppato.

Questi ultimi anni si parla anche della guerra di acqua. Quando i capi del mondo si sono riuniti in Sicilia in Italia in 2017, è uscito fuori il problema del prosciugamento del lago Ciad che fa parte delle cause che spingono i giovani africani a immigrare verso l’Europa. Per risolvere questo problema tutti si stanno riferendo al progetto italiano di Transacqua. Si tratta, in realtà, di un progetto che ha tre decadi di vita e che già negli anni 80 era stato pensato dalla società italiana di Bonifica. Il progetto provvede la costruzione di un canale di 2.400 km che dal bacino del fiume Congo porti le acque direttamente nel lago Ciad. Sicuramente se viene realizzato questo progetto , che saranno a pagare sono ancora i congolesi a livello ecologico e ambientale.

Lasciando la guerra il Congo è anche confrontato al problema politico. Come ho accennato prima gli elezioni previste nel 2016 non sono state tenute. Questo ha provocato tensione politiche tra i differenti protagonisti della scena politica congolese causando violenza e tanti morti. Per evitare il peggio la Chiesa Cattolica ha potuto fare una mediazione tra i differenti gruppi politici e la società civile per trovare una via di uscita. E stato dunque filmato l’ accordo di San Silvestro che apre una via pacifica per l’organizzazione delle elezione sicure, trasparente, democratiche e libere. Oggi il presidente al potere che ha finito il suo mandato da due anni non vuole applicare questo accordo. Ci sono state tante manifestazione organizzate dalla Chiesa che sono state represse nel sangue nell’indifferenza di tutti. Fino oggi i congolesi lottano per gli elezioni libere.

Pierre Kabeza

 

 

[1] Anna Pozzi, in La Guerra, Le Guerre (Viaggio in un mondo di conflitti e di mensogne), EMI , Bologna, 2004, p.117.

[2] Pierre Pean, Carnages: les guerres secretes des grandes puissances en Afrique, Ed Farad, Paris 2010, p.9.

[3] http://www.bbc.com/afrique/region-40002357

 

[4] Joseph Kizerbo, A quando l’Africa, EMI Bologna 2005, p.43

Mag
24
Gio
2018
Le nostre braccia
Mag 24@18:30–20:00
Le nostre braccia

Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù

Con Andrea Staid

In questo libro Staid decostruisce il modello multiculturale attraverso interviste a lavoratori migranti: muratori, badanti, manovali, contadini e attivisti politici. Le nostre braccia al lavoro. Le braccia dei migranti che formano le fila dei nuovi schiavi, non sono semplicemente i cardini sui cui poggia il benessere delle società privilegiate. Sono ossa e muscoli di africani, sudamericani, asiatici, sono nervi e cervelli di donne e uomini che viaggiano per cambiare la loro vita. Le barriere vengono aggirate, gli ostacoli rimossi a fatica, gli individui s’incontrano e si mescolano in una babele di lingue e culture. Il meticciato è l’elemento fondamentale per oltrepassare la nozione stessa di identità, la principale minaccia che si contrappone alla riscoperta della ricchezza delle differenze. In un mondo scosso da tensioni epocali, l’impatto di questo fenomeno è crescente, studiarne le dinamiche significa comprendere le crisi e le possibilità della civiltà contemporanea in cui, mai come adesso, è necessario il dialogo, l’apertura allo scambio, l’interazione positiva, il cambiamento.

Andrea Staid è nato nel 1982 a Milano. Antropologo, insegna antropologia culturale e visuale alla Naba, dirige per Meltemi la collana Biblioteca /Antropologia. Per Milieu ha scritto I dannati della metropoli; Gli arditi del popolo; Abitare illegale, tutti ristampati più volte.
I suoi libri sono tradotti in Grecia, Spagna e Stati Uniti, e sono adottati in varie facoltà universitarie.

Feb
12
Mar
2019
Sprofondare nei social media
Feb 12@18:30–20:00
Sprofondare nei social media

Solitudini connesse. Sprofondare nei social media

ne parliamo con l’autore Jacopo Franchi

“Un’incursione nel nostro io e nel nostro noi al tempo della nuova psico-socialità algoritmica.”

 dalla prefazione di Cosimo Accoto

“Una relazione senza più fiducia reciproca, ma nella quale riponiamo ancora enormi aspettative: non siamo in grado di immaginare il nostro futuro senza avere almeno un social a portata di mano, eppure ci guardiamo intorno in attesa di una qualsiasi via di fuga verso l’esistenza “disconnessa” di un tempo.
Vanità, omologazione, dipendenza da like, alienazione? Nessuno di questi motivi è sufficiente, da solo, a spiegare perché non siamo ancora in grado di cancellare il nostro doppio digitale una volta per tutte.
È troppo facile, oggi, scrivere un libro contro i social: diverso è capire esattamente cosa ci tenga legati a essi, e cosa siamo diventati dopo anni di esposizione quotidiana al loro flusso interminabile di nuovi “post” e tweet da leggere. Solitudini connesse è il racconto di questa silenziosa trasformazione”

Jacopo Franchi (1987) ha iniziato la sua carriera a Parigi e lavora tuttora come social media manager a Milano. Ha tenuto conferenze e lezioni sui social presso istituti di ricerca, università, associazioni e festival.

È autore del blog www.umanesimodigitale.com.

Feb
14
Gio
2019
MetroMoebius
Feb 14@18:30–20:00
MetroMoebius

MetroMoebius, un viaggio fra luci al neon e porte che si chiudono a ghigliottina sotto l’asfalto milanese.

Testo, regia e montaggio di Angelo Miotto, Q-Code Magazine

Voce recitante di  Lorena Bisighini

Foto di Leo Brogioni

MetroMoebius è un progetto narrativo transmediale che nasce dentro i vagoni della
metropolitana. Osservazione quotidiana, scatti fotografici, un racconto e un progetto
audio.

Moebius, come il nastro a forma di infinito, che si può percorrere girando nell’otto senza
mai uscire, in un loop senza fine. Per questo MetroMoebius è il personaggio che si perde
nel metrò, è la quotidianità dei vagoni, i pensieri e le storie che abitano – sottoterra – la
metropoli.

Testi, audio, video e fotografie raccontano quel lieve straniamento mentale che
accompagna i viaggiatori della metropolitana. L’assenza di luce naturale, la mancanza di
un paesaggio oltre il finestrino, la serialità delle fermate, la condivisione spazio-temporale
tra sconosciuti ne fanno un mezzo di trasporto che per sua natura invita all’introspezione.
Il periodo che ci trascorriamo quotidianamente è un momento prezioso di transizione –
non solo fisica – tra dimensioni diverse: dall’ambito familiare a quello professionale, dal
momento dello svago a quello della concentrazione, e viceversa. Le persone che ci
circondano sul vagone hanno deciso di utilizzare la metropolitana per motivi ecologici,
economici, razionali legati al risparmio di risorse, di denaro, di tempo: con loro abbiamo
qualcosa in comune, anche quando non scambiamo nemmeno una parola.

MetroMoebius è stato pubblicato on-line nel 2015, in un sito web dove le foto e i video di
Leonardo Brogioni accompagnano il racconto di Angelo Miotto.

bit.ly/metromoebius

MetroMoebius radio project è del 2017, con Elio De Capitani voce recitante per le
frequenze di Radio Popolare Milano.

bit.ly/metromoebiusradioproject

Il libro MetroMoebius è stato pubblicato nel 2018 dalla casa editrice Milieu di Milano e
raccoglie le fotografie di Leonardo Brogioni e i testi di Angelo Miotto.
bit.ly/metromoebiusbook

http://

 

Set
22
Dom
2019
Abitare (Im)Possibile
Set 22@16:30–19:30
Abitare (Im)Possibile

In questa occasione ci trasferiremo a Rob De Matt per la loro iniziativa Abitare (Im)Possibile, rassegna di libri di Controtempo e si parlerà di “abitare”.

con interventi di Andrea Staid (antropologo), Francesca Cogni (illustratrice), Paolo Cottino (architetto) e Gabriele Rabaiotti (ex Assessore alla casa oggi Assessore alle politiche sociali di Milano).