I prossimi eventi in libreria

Lug
28
Gio
2016
Raccolta cibo per i migranti di Ventimiglia
Lug 28@11:00–19:30
Raccolta cibo per i migranti di Ventimiglia

Siamo felici di ospitare l’iniziativa organizzada da Progetto 20K

Cosa portare esattamente:


riso, pasta, legumi, scatolame, biscotti, latte, materiale di pronto soccorso tipo cerotti, acqua ossigenata, bende, garze, ecc, vestiti da uomo (magliette, pantaloni, ma anche felpe e maglioni), torce elettriche con pile, cappelli, shampoo, saponi, bagnoschiuma, dentifricio, spazzolini.
In particolare se potete date priorità a: coperte pulite, telefoni vecchi e caricabatterie, zaini/zainetti, borse, pomata per la scabbia, scarpe (dal numero 40 in sù)

Ventimiglia, estate 2016. Come già l’anno scorso, anche in questi giorni centinaia di migranti sono bloccati nella città ligure dal blocco alla frontiera francese. “L’accoglienza” istituzionale è fatta, quando va bene, da campi iper-regolamentati, per pochissime persone, senza che sia fornita alcuna informazione utile e tutela dei diritti, con pasti e servizi su cui lucrano gestori e organizzazioni “caritatevoli”. Quando va male invece l’accoglienza prende forma di autobus e voli per le deportazioni di massa e fogli di via per i solidali presenti. Progetto 20K, insieme a tante altre e altri, è presente in forma continuativa dal mese di luglio per portare in quel contesto soliarietà concreta, aiuto e assistenza, informazione legale e supporto sanitario, montoraggio continuo, per fare informazione e comunicazione pubblica delle condizioni inumane in cui sono costrette le persone arrivate in città.

Serve l’aiuto di tutte e tutti a supporto del progetto e delle sue attività. Invitiamo tutti a portare cibo e altro presso la Libreria Les Mots GIOVEDI 28/7 dalle 11.00 alle 19.00.


Verso le 18.30 alcune/i attiviste/i del progetto faranno il punto della situazione raccontando cosa sta accedendo in questi giorni e come si intende proseguire prossimamente, raccogliendo inoltre eventuali disponibilità a supportare l’attività sul posto.

 

Per una presentazione di Progetto 20K vedi anche:

chi è Progetto 20K

Gen
12
Gio
2017
Gouren, la lotta Bretone
Gen 12@18:30–20:00
Gouren, la lotta Bretone

Dario Nardini presenta Gouren, la lotta Bretone. Etnografia di una tradizione sportiva

Ogni pratica corporea si anima e vitalizza in una cultura del corpo: oltre a un sapere tecnico-atletico, infonde ai propri praticanti un sistema di valori di riferimento, un’etica, uno stile di vita. Ancora più se l’attività implica una contrapposizione fisica, come nel caso della lotta, dove lo scontro assume una particolare significanza simbolica.
È il caso dell’antica lotta bretone, il gouren. Non solo un’attività motoria, ma una pratica che designa un’appartenenza, una tradizione; una cultura sportiva che si definisce per l’atteggiamento che promuove e i valori che trasmette.
A partire da alcuni temi centrali dell’analisi etnografica (il corpo, il contatto, la trasmissione della tecnica, la tradizione, la rivendicazione identitaria), l’Autore individua, in prospettiva antropologica, le coordinate culturali entro le quali, in seno all’orizzonte pratico e performativo del gouren, l’atterramento di un avversario diventa vittoria, una proiezione si fa tecnica di lotta, un tentativo di difesa produce sanzione, uno scontro fisico si erge a incontro relazionale, condivisione di intenti, legame affettivo, identificazione in un gruppo. Perché un movimento non è mai la semplice concretizzazione di uno schema biomeccanico, ma qualcosa di più: una tecnica del corpo, un gesto culturale.

Dario Nardini: dopo una tesi di laurea triennale dedicata al tema della festa, consegue la Laurea Magistrale in Antropologia, Storia e Linguaggi dell’Immagine presso l’Università degli Studi di Siena con una tesi sulla pratica sportiva del gouren. La tesi si aggiudica il Premio di Laurea Stefano Benetton e il Premio Etnographica. Attualmente è dottorando in Antropologia Culturale e Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, con un progetto di ricerca sulla disciplina del surf e in particolare sulle surfing culture(s), nel contesto di una ricerca comparativa tra la Gold Coast australiana e l’Aquitania. Nel corso della propria formazione, ha approfondito diversi ambiti dell’antropologia dello sport e della performance, con esperienze etnografiche maturate nell’ambito del judo, delle ultramaratone e del fitness.

Apr
11
Mar
2017
Come Schiavi in libertà: Zucchero e Capitalismo
Apr 11@18:30–20:00
Come Schiavi in libertà: Zucchero e Capitalismo

Raúl Zecca Castel  presenta

Come schiavi in libertà. Vita e lavoro dei tagliatori di canna da zucchero haitiani in Repubblica Dominicana

Arcoiris edizioni

Doppia produzione – libro e documentario – che coniuga allo stesso tempo l’indagine etnografica di rigore accademico alla denuncia sociale e politica, configurandosi dunque tanto come strumento metodologico di conoscenza quanto come rivendicazione militante dei diritti negati agli eterni dannati della terra.

Nel cuore della Repubblica Dominicana, a pochi chilometri da spiagge paradisiache, sorgono centinaia di comunità invisibili, baluardi della povertà e dell’emarginazione. A vivere qui, tra sterminate piantagioni di canna da zucchero, in baracche fatiscenti spesso prive di energia elettrica, acqua corrente e servizi igienici, sono i migranti haitiani, scappati a migliaia dal paese più povero e sventurato del continente americano con il sogno di trovare un futuro dignitoso oltre frontiera. Speranza vana, poiché in queste terre di nessuno sono costretti ad affrontare condizioni di vita e di lavoro quasi schiavistiche, tagliando canna da zucchero da mattina a sera per pochi soldi. 

Intrecciando analisi teorica e metodo etnografico a partire da un caso di studio circoscritto, questo libro-inchiesta ha il merito di indagare e allo stesso tempo denunciare quelle dinamiche politiche e macro-economiche che stanno alla base del moderno sistema capitalistico e che governano milioni di vite in tutto il mondo.

Raúl Zecca Castel è antropologo, videomaker e traduttore. Ha collaborato alla realizzazione di diversi documentari socio-antropologici per la RAI e la RSI viaggiando spesso in America Latina e non solo. Dopo aver lavorato nel Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) è ora impegnato nella ricerca accademica, dedicandosi al Dottorato in Antropologia Sociale e Culturale dell’Università Bicocca di Milano.

Giu
21
Mer
2017
La città orizzontale
Giu 21@18:30–20:00
La città orizzontale

La città orizzontale: etnografia di un quartiere ribelle di Barcellona di Stefano Portelli

ne parliamo con Giacomo Pozzi e Andrea Staid

Ottocento case sulla riva del fiume che segna il limite estremo di Barcellona mostrano il lato oscuro della città più celebrata d’Europa. Mentre le ruspe del Comune le riducono in polvere, un gruppo di ricercatori tenta di recuperarne l’eredità, la memoria di lotta e di resistenza quotidiana.

Stefano Portelli è antropologo, nato a Roma nel 1976. Ha vissuto a Barcellona dal 2002 al 2012. Si è dottorato in urbanistica all’università Sapienza di Roma.

Nov
7
Mar
2017
Tunisia rivoluzionaria
Nov 7@18:30–20:00
Tunisia rivoluzionaria
Il bacino maledetto. Disuguaglianza, marginalità e potere nella Tunisia rivoluzionaria
ne parliamo con
Stefano Pontiggia, antropologo e autore
Valeria Verdolini, sociologa

Questo libro si occupa di analizzare una delle questioni considerate chiave nel processo che ha portato all’allontanamento del dittatore Ben Ali e che è sempre presente nel dibattito pubblico: l’idea secondo cui alcune parti del Paese si siano rivoltate perché marginalizzate, escluse dalla ricchezza e dallo sviluppo. Tra il 2014 e il 2015 l’autore ha vissuto alle porte del deserto allo scopo di rispondere ad alcune domande: che cosa significa essere marginalizzati in Tunisia? Come questa dinamica si riproduce giorno per giorno? E in che modo ha influenzato la storia recente non solo del Paese, ma di un’intera regione? Ciò che ne emerge è un ritratto approfondito del modo in cui la presenza dello Stato, le relazioni di potere a livello locale, la struttura sociale e la gestione del territorio concorrono a perpetuare disuguaglianza, disoccupazione e assenza di prospettive. Per comprendere la marginalità occorre ribaltare la prospettiva e non pensarla più come a un processo di esclusione sociale

Stefano Pontiggia è dottore di ricerca in Studi Umanistici e sociali presso l’Università di Ferrara (Scuola di Dottorato in Scienze Umane). Ha compiuto ricerche etnografiche in Italia e Tunisia. I suoi temi di interesse sono: processi di formazione dello Stato, disuguaglianza e relazioni di potere, violenza strutturale con un focus specifico sul Nord Africa.

Mar
8
Gio
2018
Un anno di frontiera
Mar 8@17:30–19:00
Un anno di frontiera

Un anno di frontiera. Diari, appunti e impressioni sull’accoglienza “incompleta” dei migranti a Ventimiglia.

Di Angelo Maddalena

Un raccolta di appunti e reportage, che Angelo Maddalena ha realizzato e già in parte pubblicato nel blog La bottega del Barbieri tra la primavera del 2016 e l’estate del 2017, più altri documenti dell’autunno e inverno 2017, alcuni di altri collaboratori del blog del Barbieri. Angelo riunisce i pezzi e costruisce un documento che è storia dei nostri giorni, un po’ diario e un po’ giornalismo di inchiesta, appunti di viaggio e sguardi obliqui: colloqui con volontari del centro di accoglienza delle Gianchette, la parrocchia di Roverino che ha ospitato per più di un anno migranti a Ventimiglia. Tra le repressioni della solidarietà a Ventimiglia e anchein Francia, tra documenti del territorio e altri nazionali, Angelo realizza uno spaccato, un quadro che restituisce a chi non è riuscito a cogliere fatti e gesti istituzionali e popolari dell’area di Ventimiglia, per chic’era e per chi non c’era, insomma: un documento necessario per guardare il presente, per fermarsi e guardare al di là delle notizie giornalistiche gonfiate o finte, o comunque troppo appiattite sul presente immediato.

120 pagine e circa una decina di foto quasi tutte di Sergio Campilli, con una vignetta di Zerocalcare